top of page
Search

Gennaio

  • Writer: LinesOff
    LinesOff
  • Jan 1, 2021
  • 2 min read

Seguo con lo sguardo le onde dolci delle colline, il verde profilo puntellato dal filare ordinato dei pini, con le loro chiome ricce, appollaiate su qui rami come braccia aperte al cielo. Sotto il cielo bianco, il futuro grigio che affiora silenzioso dalla nebbia si affaccia appena sul presente più vicino, più definito, con le sue sfumature chiare, sempre più invisibili.

Il tempo con la pioggia è una metafora della vita: più cerchi di spingere il tuo sguardo lontano, più cerchi di capire, di prevedere, di intuire ciò che esiste oltre quella coltre bagnata di vapore, più i dettagli si fanno sfuggenti, divisi da una tenda fatta di miliardi di goccioline cascanti, come quando al risveglio si cerca di riafferrare i ricordi di un sogno che scappa, sempre più veloce dalla mente, e sfugge, sfugge sempre. La pioggia mi rende nostalgica di quello che ho vissuto, pensierosa nei confronti del futuro, sempre e comunque ignoto, misterioso. Mi piace guardarla dalla finestra, in silenzio; lasciare che quella luce così grigia e così luminosa entri nella mia stanza, nel mio spazio, nella mia mente. Mi piace anche starci sotto, quando è sottile, farmi accarezzare il viso da quelle lacrime fredde delle nuvole, così brevi, così finite, così casuali nei loro incontri terrestri.

Mi immagino il loro lungo viaggio, a mille piedi da terra e da dove sono io, cadere, calamitate da un'attrazione che è l'unica possibile, e andare giù, sempre più giù, senza sapere dove, senza controllo, figlie della casualità. Atterrare sul mio viso, tra le mie ciglia, districarsi in quel bosco ricurvo e poi scivolare, sulle guance, sulla curva del naso, nella bocca.

Mi ha sempre intenerito il pensiero che si abbandonassero così vulnerabili al fato, nel loro precipitare gioioso. La pioggia è felice di cadere, non ha paura.

Io un po' si.


E.


 
 
 

Comments


© 2020 by Elena Todini and Marina Tonolo

  • Instagram
bottom of page