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Il mondo è più come Napoli che come Singapore

  • Writer: LinesOff
    LinesOff
  • Nov 3, 2020
  • 4 min read

In questi giorni di calma apparente, nella mia testa inizia un viaggio senza meta, la ritrovo lontana, persa nel tempo.

Il tempo da sempre mi affascina ed impaurisce per la sua intrinseca indefinibilità.

Ricordo che da piccola mi affaticavo nel capire quale significato avesse dire l’ora esatta, oppure contare i secondi: non riuscivo a capacitarmi dell’idea che mentre pronunciavo un numero, lo stesso era già cambiato, e mi arrabbiavo, perché non riuscivo a fermare l’attimo.

Negli anni ho trovato il mio modo per fermare il tempo: fotografando. Non amo le fotografie fatte in studio, mi piacciono quelle casuali, anche un po' brutte, perché le fotografie non sono altro, che il per sempre di un istante.

Mi piace fotografare il caos, perché il tempo non è altro che un incremento costante di Entropia. Sulla mia passione per la fotografia ci sarebbe tanto da dire, ora voglio parlare del mio soggetto preferito.

Il tempo scorre inarrestabile da migliaia di anni, solo negli ultimi secoli abbiamo appreso che è parte della fisica solo nella misura in cui siamo noi ad osservarla.

Mi spiego meglio: la conoscenza che il tempo ha una direzione irreversibile, dal passato al futuro, è per noi intrinseca, ma vi siete mai chiesti il perché di questa unidirezionalità?


Carlo Rovelli, nel suo libro "L'ordine del tempo" riassume in un centinaio di pagine la ricerca scientifica che ha portato alla definizione di tempo e alla sua contigua distruzione, approssimandolo alla relatività, alle variabili, al passato, alla meccanica quantistica, e all'entropia, che è l'approssimazione che amo di più. Perché le definisco approssimazioni, lo capiremo più avanti.


Per capire perché tempo ed entropia siano tra loro approssimabili, dobbiamo partire dal rapporto tra entropia e calore.

Il calore si diffonde generando cambiamenti irreversibili, l'enunciato di R. Celsius ci dice che il calore, se nulla cambia intorno, non può passare da un corpo freddo ad uno caldo, (secondo principio della termodinamica) dando così una direzionalità al calore e, inevitabilmente, al tempo.

Mentre, in un sistema isolato, l'energia resta costante, (quindi se un gas si scalda, aumenta il volume, genera un lavoro), l'entropia cresce irreversibilmente verso stati sempre maggiori di equilibrio. Non è facile definire la crescita verso stati sempre maggiori di equilibrio e relazionarla con il tempo. Partiamo dal presupposto che ogni trasformazione di sistema isolato provoca un trasferimento di energia, e così l’entropia aumenta, perché l’equilibrio può solo crescere.

Se si può considerare un “sistema” anche l’intero universo e allora la conclusione è: anche nel cosmo l’energia tende a distribuirsi dai corpi più caldi a quelli meno caldi, quindi l’entropia è in aumento; solo se raggiungessimo lo zero assoluto, in tutto il sistema, allora l'entropia smetterebbe di aumentare.


L’aumento costante dell’entropia è l’unica realtà fisica che conferisca al tempo una direzione. L'accelerazione di un corpo, avrebbe lo stesso funzionamento sia andando avanti che indietro nel tempo, l’entropia no: se apro lo sportello di un forno acceso, il calore può passare solo dal forno alla cucina,mai il contrario. L. Boltzmann capì che anche il calore è una successione di stati di caos, trasmettendosi tramite l'agitazione termica delle molecole, passando da stati più ordinati a stati più disordinati.

Così è come lo definisce Rovelli:

Questo agitarsi mescola tutto. Se una parte delle molecole è ferma, viene trascinata dalla frenesia delle altre e si mette anch'essa in moto: l’agitazione si diffonde, le molecole si urtano e si spingono. Per questo le cose fredde si scaldano a contatto con le cose calde: le loro molecole vengono urtate da quelle calde e trascinate nell'agitazione, cioè si scaldano. L’agitazione termica è come un continuo mescolare un mazzo di carte: se le carte sono in ordine, il mescolamento le disordina. Così il calore passa dal caldo al freddo e non viceversa: per mescolamento, per il disordinarsi naturale di tutto.

Partendo dalla considerazione di Boltzmann, possiamo considerare l'entropia come un caso di statistica: non potremo mai sapere in quale stato di equilibrio si trova il sistema in un dato istante, quale configurazione sta assumendo. E qui arrivo ad una conclusione (finalmente direte): il tempo non è altro che il succedersi di configurazioni peculiari che non riusciamo a definire, «A pensarci bene, — precisa Rovelli —qualunque configurazione è peculiare:qualunque configurazione è unica, se ne guardo tutti i dettagli, perché qualunque configurazione ha sempre qualcosa che la caratterizza in modo unico».

Per questo io da piccola non riuscivo a pronunciare il secondo giusto, perché siamo capaci di vedere lo scorrere del tempo solo in maniera sfocata, approssimata.

Se potessimo osservare tutte le configurazioni possibili in tutti i loro dettagli, allora non esisterebbe la distinzione tra passato e futuro, che a livello microscopico, sono assolutamente identici.

In conclusione, il tempo ha una direzione irreversibile, dal passato al futuro, solo perché noi vediamo gli eventi in modo sfocato, ecco perché prima l'ho definito approssimazione dell'entropia, perché uno vale l'altro, ed entrambi non esisterebbero senza questa relazione.


Torniamo ad oggi, al perché nei suoi viaggi la mia testa si perde nel tempo, guardando al passato ed immaginandosi il futuro.

Proprio ieri qualcuno ha detto che questo periodo di quarantena lo vede come una linea verticale: un mese fa, o l'altro giorno, hanno nella sua testa la stessa durata, non ricordando se il piatto di pasta lo si è mangiato a pranzo o a cena, non ricordandosi se il dolce lo abbiamo infornato una o due settimane fa, non comprendendo che ormai sono passati 50 giorni dall'ultima uscita 'normale'. Io, nella mia ignoranza, lo collego molto a quello che ho scritto prima, perchè vediamo da 50 giorni, la stessa identica configurazione peculiare, fatta di lezioni online, un allenamento quì e lì, la spesa con la mascherina, e qualche serie tv. Non so se è giusto vedere questo tempo come una linea verticale, me sicuramente non ha lo stesso valore del tempo caotico che corre troppo in fretta di cui siamo abituati. Noi esseri umani siamo abituati allo scorrere del tempo come caos, perchè il caos lo vediamo intorno a noi dal giorno 0, da quando usciamo dall'ospedale e troviamo il traffico che ci impedisce di arrivare dalla nostra famiglia, e poi le grida di felicità dei nonni e le voci calorose dei parenti. Fin dal primo momento il nostro cuore batte a ritmo del caos circostante, forse è proprio per questo che ora, immobili nelle nostre case percepiamo il tempo come una linea verticale.


M.

 
 
 

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