Partire, ritrovarsi
- LinesOff

- Nov 3, 2020
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Una lastra di nuvole incandescenti,
un panorama glaciale sospeso sul mare.
Un velo invisibile separa le due dimensioni parallele: una placida, piatta e smerigliata,
una più in alto, dove morbidi gas ovattati si corteggiano, così belli e così bianchi da ricordare agglomerati di soffice panna,
granuli ariosi di un dolce insapore
che gonfia la bocca per poi sciogliersi
in voluttuose e candide onde di piacere.
La terra sbircia attraverso quella fragile superficie vetrata, il sole ne bacia i profili irregolari e ispidi.
E' un fuoco prepotente, accecante, quanto mai rivelatore.
Voliamo sui nostri problemi.
È quasi un viaggio catartico il mio. Un modo di lasciarmi andare, di provare le vertigini della
perdita di controllo. Distendere le rughe della fronte, lasciarmi penetrare dal senso di sollievo, di dolce abbandono.
Ora lo vedo. La mia vita è come una piazza, una piazza infinita. Non un luogo claustrofobico, ma una dimensione grande, senza confini. Sono sola con me stessa ed è liberatorio. Quassù non esiste niente di ciò che mi turba. È tutto pura potenzialità.
Devo solo sedermi e lasciarmi attraversare da questo raggio
di sole che mi dice:"è tutto dentro di te. Ancora non sai cosa verrà, ma tu lasciati trovare, non fuggire in cerca di certezze. Anche il dubbio e l'incertezza hanno una bellezza. Una bellezza molto più paurosa e romantica, molto più irrazionale, ma custode di avventure meravigliose, che tu nemmeno puoi sognare. Quindi lasciati vivere, attraversa questo oceano di possibilità infinite, e scorgine la grandezza. Sei all'altezza della tua vita,
fanne ciò che vuoi, ma non dimenticarti di respirare, di lasciare le cose correre libere".
Sono sempre stata spaventata dalla perdita di controllo, sul mio corpo, sulla mia mente, sull'opinione che gli altri avevano di me. Sempre attenta a restare lucida, a sapere cosa fare il secondo successivo.
Sono un'ottimizzatrice, una che ha paura di perdersi un solo attimo di vita. Ne sfrutto ogni secondo, al punto che a volte mi dimentico cosa sia la noia. Questa potenziale risorsa però ad un certo punto ha iniziato a corrodermi.
Mi ricordo che volevo sempre mettere d'accordo tutti: odio le situazioni irrisolte, i silenzi e i litigi infiniti. E quindi cercavo di parare palle da tutte le parti, provando a trovare un compromesso che mi aiutasse a stare bene con tutti. Pretendevo di controllare anche le emozioni degli altri, e molto spesso mi dimenticavo di fare attenzione a come mi sentissi io, e che ai cuori degli altri ci avrebbero pensato i loro padroni. Quindi a volte ho ignorato le
mie sensazioni, nel tentativo di calmare gli animi altrui e tornare a una situazione pacifica.
Non voglio farlo più. Voglio imparare ad ascoltarmi, a fidarmi del mio istinto, a vivere alla giornata, senza tentare di programmare ogni dettaglio della mia vita, illudendomi che il percorso che intraprenderò sia prevedibile in ogni sua deviazione e scorciatoia.
Il mio
futuro è, ma allo stesso tempo non è, nelle mie mani.
Tutto ciò che posso fare è godermi il secondo della scelta.
E.



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