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Quando piove

  • Writer: LinesOff
    LinesOff
  • Nov 3, 2020
  • 2 min read

Oggi è una di quelle mattine. Esco in terrazza e il fresco pungente dell’aria umida mi sveglia. Ha piovuto tutta la notte e nell’aria, stamattina, c’è solo il fruscio calmo della pioggia sottile che continua a cadere. Un suono costante che culla le emozioni del risveglio e le fa riaddormentare. Ogni tanto un uccellino cinguetta, rompendo quella leggera melodia ostinata e ritmica col suo verso limpido.


Mi piace l’odore della terra umida, del campo arato del parco dell’Insugherata che si inzuppa di acqua nei suoi solchi. La grande quercia che cresce accanto a casa mia ha un colore rossastro con questa luce: la sua chioma gigante abbraccia il piccolo ciliegio da cui spuntano i primi fiori dell’anno, fiocchi di neve rosata che abbelliscono i suoi giovani rami. In lontananza, oltre il morbido saliscendi delle colline interrotte dalla selva del bosco antico, si vedono i Castelli.

Ho sempre amato questo tempo. Il cielo grigio chiaro, quasi bianco, che scende come una cortina di nebbia malinconica ad alterare colori e odori, con la sua strana luminosità plumbea. È un’atmosfera difficile da trasformare in parole, da fotografare. Da sempre, senza una ragione precisa, scatena in me un profondo senso di gratitudine per la vita, di gioia e di consapevolezza del fatto che esisto. Sembra che le gocce di pioggia, oltre a rendere tutti i colori più brillanti, facciano lo stesso con i miei sensi, rendendoli più acuti, più percettivi, risvegliando in me la sensazione di essere un tutt’uno con gli elementi e la terra intera e portando i miei pensieri lontanissimo.

È buffo, ma da quando sono piccola, il ticchettio gocciolante della pioggia fa viaggiare la mia fantasia in mondi lontani, popolati da affascinanti creature fiabesche. È come se dentro di me avessi una piccola porta magica, un passaggio segreto per una dimensione parallela piena di stranezze, anomalie e insolite contraddizioni di cui a volte mi dimentico, ma che mi torna subito in mente quando fuori piove.



La pioggia per me è un racconto incantato, che narra di fate, di streghe e di boschi impervi, di curiose creaturine fatate e magici rifugi nascosti in foreste fitte e scure, dove piccoli folletti dormono su letti di muschio e navigano in foglie di quercia. Ed era ancora più bello quando in montagna, da piccola, iniziava a piovere quando ero nel bosco. Improvvisamente i colori diventavano accesi e una luce scura e misteriosa scendeva in quella rete di rami, infiltrandosi nel terreno e liberando i profumi di sottobosco, di funghi e cortecce resinose. E io mi rannicchiavo in qualche albero contorto, quando i miei non mi vedevano, e mi sentivo un po' magica anche io. Ho cercato di catturare quei profumi incantati in barattoli di vetro che ho a casa, e ogni tanto li apro e li annuso. Sono ancora intensi come quando li ho raccolti, e mi viene da pensare che forse lì dentro qualche microcosmo popolato da gnomi e folletti esista davvero.

E.

 
 
 

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© 2020 by Elena Todini and Marina Tonolo

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